“luca non è dalla nonna”
La mia tranquilla noia un po’ arruffata davanti al computer era stata scossa di colpo.
Luca era uscito con la bici ormai da più di tre ore e aveva detto di fermarsi dalla nonna.
Lo zio sorpreso aveva riferito alla sorella, che non si era mai presentato lì.
La rabbia di simona stava
montando insieme alla mia anche se in modo più lento,perché
io avevo appena realizzato ciò che stava accadendo.
Di fronte alla sventatezza di luca, ogni controllo per non adirarsi a dismisura, contro di lui risultava vano.
La sua sbadataggine gli aveva impedito di portare con sé il telefonino ed ora era impossibile pensare di poterlo reperire.
Io avevo preso la mia
decisione repentina . senza rifletterci un attimo.mi
ero incamminata di corsa verso la strada che era solito percorrere,
nelle sue escursioni in mountain bike.
Simona aveva disapprovato inizialmente la mia decisione impulsiva, sempre più spazientita e nervosa.
Pochi metri dopo però, avevo udito la sua voce che mi urlava dietro: “aspettami vengo anch'io”.
Il sole picchiava forte e stavamo ripercorrendo a grandi passi il tragitto che avevamo fatto la mattina stessa per una passeggiata salutare. Solo che adesso la camminata era tutt'altro che piacevole.
Simona procedeva veloce davanti a me visibilmente seccata.Avevo scartato l’idea di prendere la macchina per cercarlo.
Il Tragitto era troppo accidentato per le mie capacità di guida.
La strada era per alcuni tratti asfaltata ed ampia, per altri invece, benché fosse sterrata, era piena di buche profonde e scoscese, con ripide pendenze.era costeggiata di ginestre ormai sfiorite e più oltre di cespugli di more rosse in procinto di maturare oltre che da cespugli di pruni con frutti già maturi, di rovi e di sterpi e di rare piantine di fragoline di bosco.
Tra l’erba si sentiva il continuo frusciare di rettili, che spesso si affacciavano improvvisamente allo scoperto per poi ritrarsi immediatamente. Si trattava per lo più di piccole lucertole, anche se una volta ci era capitato di guardare con terrore un piccolo serpente che ci attraversava la strada placidamente.La nostra ansia cresceva insieme al senso di caldo e di stanchezza.
Il mio pensiero non si tratteneva dall'involarsi in visioni aberranti, nonostante mi sforzassi di impormi un minimo di controllo e raziocinio.
Vicino alla fontana ancora prima di scorgerla avevamo udito un urlo di origine indefinita.
Il sangue mi si era gelato nelle vene.
Proseguendo abbiamo intravisto un fuoristrada e poi procedendo ancora ho capito che quel grido proveniva dal nipotino dei due coniugi, di nostra conoscenza,seduti sulla panchina.
Abbiamo chiesto come è ovvio se si fossero imbattuti in luca.
La loro risposta è stata negativa.Ho invidiato in quel momento la loro spensieratezza.
Le nostre fantasie racchiuse dentro i nostri pensieri ormai avevano preso la forma delle parole e delle ipotesi funeste chiaramente espresse.
Avevo perso il controllo e ogni tanto non riuscivo a trattenere brevi pianti e lamenti improvvisi.
L’ultimo tratto è stato il più difficile ,ero combattuta tra il desiderio e la paura di trovarlo.lo sconforto è stato totale quando raggiunta la nostra meta abbiamo visto che quel posto era deserto e senza alcuna traccia di luca
ho chiamato disperata il suo nome, rassegnata a non avere risposta.
Con la poca lucidità che ero riuscita a conservare, stavo tracciando nella mia mente il nuovo percorso da battere per trovarlo.
Simona ha esclamato d’un tratto:”eccolo”.
La mia mente è stata fulminata per un attimo dalla paura.
Ho guardato e ho visto la macchia rossa della sua maglietta muoversi e poi luca con la sua bicicletta.
Ci guardava incredulo mentre ci veniva incontro a piedi con la bici trascinata per il manubrio, sotto i giganteschi pilastri che sostenevano l’autostrada sopra la sua testa.
Mentre si avvicinava, tra la breccia polverosa che ricopriva quel tratto di strada noi avevamo iniziato a rovesciargli addosso un valanga d’insulti che incassava con un’espressione sempre più sorpresa.
La mia rabbia non sbolliva ma veniva alimentata ancora di più dai suoi perché e dal continuo ripetere:”cosa ho fatto di male?”
mentre mi camminava davanti, in sella alla bicicletta però, non potevo fare a meno di ridere nervosa per il sollievo di vederlo sano e salvo di fronte a me.
simona
era trafelata, quando aveva pronunciato questa frase e forse anche
in apprensione.
Era tornata di corsa a casa e
aveva appena posato il motorino, prima di sbottare in improperi
contro suo fratello per la sua irresponsabile incoscienza.La mia tranquilla noia un po’ arruffata davanti al computer era stata scossa di colpo.
Luca era uscito con la bici ormai da più di tre ore e aveva detto di fermarsi dalla nonna.
Lo zio sorpreso aveva riferito alla sorella, che non si era mai presentato lì.
Di fronte alla sventatezza di luca, ogni controllo per non adirarsi a dismisura, contro di lui risultava vano.
La sua sbadataggine gli aveva impedito di portare con sé il telefonino ed ora era impossibile pensare di poterlo reperire.
Simona aveva disapprovato inizialmente la mia decisione impulsiva, sempre più spazientita e nervosa.
Pochi metri dopo però, avevo udito la sua voce che mi urlava dietro: “aspettami vengo anch'io”.
Il sole picchiava forte e stavamo ripercorrendo a grandi passi il tragitto che avevamo fatto la mattina stessa per una passeggiata salutare. Solo che adesso la camminata era tutt'altro che piacevole.
Simona procedeva veloce davanti a me visibilmente seccata.Avevo scartato l’idea di prendere la macchina per cercarlo.
Il Tragitto era troppo accidentato per le mie capacità di guida.
La strada era per alcuni tratti asfaltata ed ampia, per altri invece, benché fosse sterrata, era piena di buche profonde e scoscese, con ripide pendenze.era costeggiata di ginestre ormai sfiorite e più oltre di cespugli di more rosse in procinto di maturare oltre che da cespugli di pruni con frutti già maturi, di rovi e di sterpi e di rare piantine di fragoline di bosco.
Tra l’erba si sentiva il continuo frusciare di rettili, che spesso si affacciavano improvvisamente allo scoperto per poi ritrarsi immediatamente. Si trattava per lo più di piccole lucertole, anche se una volta ci era capitato di guardare con terrore un piccolo serpente che ci attraversava la strada placidamente.La nostra ansia cresceva insieme al senso di caldo e di stanchezza.
Nel
silenzio della campagna oltre che i nostri passi si poteva quasi
sentire il battito dei nostri cuori in tumulto.
Simona si era accorta con
disappunto di aver dimenticato di prendere a nostra volta il
cellulare.
Ci
eravamo accordate di dirigerci nel posto dove era solito esporsi al
sole per abbronzarsi.
Erano
andati insieme lì alcuni giorni prima. In seguito simona aveva
mostrato quel posto anche a me.
Stavamo considerando, mentre
continuavamo a camminare in fretta ,che quella strada era abbastanza
pericolosa da percorrere in bicicletta, guardando le ripide discese
piene di buche ed i profondi burroni ai lati.Il mio pensiero non si tratteneva dall'involarsi in visioni aberranti, nonostante mi sforzassi di impormi un minimo di controllo e raziocinio.
Ma
è impossibile impedire alla fantasia di spaziare libera, in certi
frangenti di alterata emotività.Eravamo ormai arrivate nei
pressi della fontana,il nostro luogo di ristoro contro il caldo e la
fatica, nelle nostre passeggiate mattutine.
È
una fontana in cemento all'ombra di grandi alberi, con a fianco
due panchine e due tavoli in legno.
Per terra vi erano discreti
resti di scampagnate, testimoniate da uno scatolone che conteneva
bottiglie di birra,pacchetti di sigarette e da uno spiazzo di
terreno annerito dove qualcuno aveva grigliato il castrato e gli
arrosticini come si usa qua.Vicino alla fontana ancora prima di scorgerla avevamo udito un urlo di origine indefinita.
Il sangue mi si era gelato nelle vene.
Proseguendo abbiamo intravisto un fuoristrada e poi procedendo ancora ho capito che quel grido proveniva dal nipotino dei due coniugi, di nostra conoscenza,seduti sulla panchina.
Abbiamo chiesto come è ovvio se si fossero imbattuti in luca.
La loro risposta è stata negativa.Ho invidiato in quel momento la loro spensieratezza.
Le nostre fantasie racchiuse dentro i nostri pensieri ormai avevano preso la forma delle parole e delle ipotesi funeste chiaramente espresse.
Avevo perso il controllo e ogni tanto non riuscivo a trattenere brevi pianti e lamenti improvvisi.
L’ultimo tratto è stato il più difficile ,ero combattuta tra il desiderio e la paura di trovarlo.lo sconforto è stato totale quando raggiunta la nostra meta abbiamo visto che quel posto era deserto e senza alcuna traccia di luca
ho chiamato disperata il suo nome, rassegnata a non avere risposta.
Con la poca lucidità che ero riuscita a conservare, stavo tracciando nella mia mente il nuovo percorso da battere per trovarlo.
Simona ha esclamato d’un tratto:”eccolo”.
La mia mente è stata fulminata per un attimo dalla paura.
Ho guardato e ho visto la macchia rossa della sua maglietta muoversi e poi luca con la sua bicicletta.
Ci guardava incredulo mentre ci veniva incontro a piedi con la bici trascinata per il manubrio, sotto i giganteschi pilastri che sostenevano l’autostrada sopra la sua testa.
Mentre si avvicinava, tra la breccia polverosa che ricopriva quel tratto di strada noi avevamo iniziato a rovesciargli addosso un valanga d’insulti che incassava con un’espressione sempre più sorpresa.
La mia rabbia non sbolliva ma veniva alimentata ancora di più dai suoi perché e dal continuo ripetere:”cosa ho fatto di male?”
mentre mi camminava davanti, in sella alla bicicletta però, non potevo fare a meno di ridere nervosa per il sollievo di vederlo sano e salvo di fronte a me.
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