giovedì 2 giugno 2016

Il bar

 Le note del juke box con dentro le hits del momento e l'attesa spasmodica della solita "fuga" da quel bar , nella  consueta speranza che qualcuno le caricasse su un 'auto     alla volta di discoteche o altri posti di svago prefiguravano in lei  quella sensazione di sollievo ; che poi era soltanto un bisogno di libertà che poteva trovare solo lontano da quel posto. Era come scrollarsi di dosso quella cappa pesante sotto quel cielo  plumbeo.
D'altro canto, essere lì , in quel bar popolato di soli uomini, era già un passo
avanti rispetto a quella comunità chiusa a riccio che  mormorava di loro nelle lunghe serate noiose , nel vano intento di riempire le loro vuote esistenze. Ai loro occhi quelle ragazze sfidavano la morale comune, creando scandalo con il loro atteggiamento disinvolto  e strafottente .  Ma per loro non  si trattava di una sfida, era una semplice reazione giovanile all'immobilità di un ambiente cristallizzato in un passato remoto ; erano boccate d'aria per non soffocare nel fumoso grigiore di un paese rassegnato all'agonia perenne.
Assistere all'andirivieni dei frequentatori del bar , sempre i soliti per la verità, diventava un'emozione quando arrivava quel ragazzo che in quel momento le faceva battere il cuore a mille. Lei riusciva a riconoscerlo solo a una distanza breve a causa della sua visione sfocata ,o dalla voce, ad una distanza maggiore. I ragazzi cambiavano in base alla canzone proveniente dal juke box, cambiavano disperatamente spesso per sentimenti non ricambiati, o solo ambiguamente sfiorati, abbozzati da qualcuno solo per  accarezzare  il proprio ego.
 Nell'immane distesa di delusioni, mentre  si  struggeva   d'amore  in  solitaria mestizia, s'avvicinava    il cinquantenne pervertito  al suo tavolo e le proponeva senza giri di parole del sesso facile, per una ragazza facile ,che sedeva al tavolino di un bar , questo soltanto bastava per dargli   la licenza di provarci.Lei era stupita non tanto dalla proposta , ma dal fatto che le proponesse di riprodurre insieme a lei gli atti sessuali che faceva con sua moglie, sicuro che sarebbero stati di suo gradimento come lo erano per la moglie.  Dall'alto dei  suoi diciotto anni si meravigliava che persone di quell'età facessero ancora sesso. Era la presunzione dei giovani convinti che l'amore e il sesso  fossero  prerogative meramente giovanili.
I mormorii montavano fino a trasformarsi in un chiacchiericcio chiassoso   che sfociava  in fantasie pruriginose. La saletta ,dietro la stanza principale del bar, era diventata  per le malelingue la stanza buia dove si consumavano orge o rapporti promiscui. Loro invece non facevano altro che  consumarsi nella noia e nella solitudine ,che quei ragazzi   incontrati  fugacemente non riuscivano a colmare ; non riuscivano nemmeno a farsi compagnia tra di loro . in fondo si supportavano a vicenda    nell'attesa  che qualcuno ,o qualcosa   le liberasse da quella vischiosità e anche da quell'amicizia nata per disperazione  .
Il passaggio in macchina, alla volta di luoghi di divertimento, ubicati in cittadine vicine,  per loro significava un'evasione  momentanea  da  da quel pantano. Inutile  dire che i genitori di ognuna  sentivano l'oltraggio dello scandalo sulla  loro pelle e qualcuno provava a reagire.Un volta, la madre di lei era apparsa all'improvviso, proprio  al  momento in cui la macchina di un conoscente  sulla quale erano salite, stava effettuando la manovra d'inversione di marcia prima di partire. Lei e sua sorella superato lo stupore iniziale alla sua  vista  , erano scese immediatamente senza proferire parola, allo stesso modo  la madre . In  silenzio avevano percorso il tragitto verso casa;loro davanti e  lei  dietro . Ma lei di fronte alla faccia accigliata della madre ,all'atteggiamento da vittima che manifestava apertamente appena ne aveva l'occasione, cioè quasi sempre ,  all'insinuazione costante del senso di vergogna in lei , non ne era toccata ,non  riusciva a sentirsi in colpa per quello che faceva.
Ciò che la consumava lentamente in quello scorrere di giornate lente e sostanzialmente  uguali,  era il silenzio che urlava solitudine, nonostante le sue compagne di viaggio, il bar e le   uscite.  Se anche quel silenzio si fosse rotto scoppiando come un boato,lei sapeva che in quel mondo sordo e indifferente non avrebbe provocato nessun effetto. Quel silenzio  sembrava  connaturato  a quell'ambiente  ,    che pareva impensabile   sperare     non fagocitasse i lori sogni, il loro futuro,  le loro stesse vite.
Era impensabile pensare al futuro in quel luogo e infatti lei non lo cercava, cercava un po' di calore in quell'abbandono,  tentando di   buttarsi  via, nelle giornate in cui si sballava con l'alcool,  in una macchina sconosciuta, su un prato qualunque. Poi alla fine nemmeno quello riusciva a fare.Vivevano alla giornata in cerca un po' di amore e di vita lei e le sue amiche.
Il suo silenzio poi era totale, era il silenzio della timidezza patologica che non le faceva  distinguere  nemmeno più i suoi pensieri ;il suo essere era ingabbiato dentro un silenzio interno che piano piano stava scivolando in una solitudine senza sbocco esterno. Un silenzio che però premeva , e  che in un giorno di noia qualunque, di uscite , di amiche e di bar ;la sera al ritorno,  l'aveva portata ad una saturazione disperata non solo di quel mondo , ma soprattutto di se stessa. La  sua mente era lucida mentre decideva  di lasciarsi  alle spalle quella nausea e quello stordimento che sempre l'accompagnavano  , ma  che   quella sera erano diventati  insostenibili . Con sollievo e con segreto piacere pensava alle reazioni che la sua mancanza avrebbe provocato, ma non si dispiaceva di quello che avrebbe lasciato per sempre.
L'esito fatale di quel gesto fu sventato dalla madre  ,lei subì la colpa di averlo messo in atto,   subì  la rabbia e  gli insulti della   madre che diceva di dover  sopportare l'onta della gente e l'ingratitudine di lei. Il fatto alla fine fu accuratamente tenuto nascosto e nulla trapelò.
 Lei proseguì la sua vita dopo alcune sedute da uno psicologo che nulla riuscì a capire,  perché  non riusciva a   spiegare a parole quello che provava nemmeno a se stessa , ma soprattutto, a trovare un'unica causa per quel gesto.I suoi sentimenti erano un gomitolo aggrovigliato dove era impossibile trovare un bandolo.
Quando lui arrivò lei non se ne accorse. Non capì che era sopraggiunto quel qualcuno che avrebbe spezzato quel malevolo incanto dell'attesa, in quei giorni uguali che riecheggiavano stati d'animo sempre uguali, come un incubo che ritornava in ogni sogno.
Non fu colpita dal suo aspetto fisico né dalla sua personalità . Il suo cuore era occupato da qualcun'altro e poi nonostante lui le avesse manifestato la sua attrazione  lei lo  percepiva distante dal suo mondo. L'immagine che le rimandava era quello di un ragazzo buono e simpatico, fin troppo trasparente , in aperta opposizione al suo cupo mondo  ; un mondo che lei aveva  considerato  come suo, ed eletto come superiore ad altri.
Ci fu il rifiuto alla dichiarazione d'amore di lui, ma dopo il netto  diniego,   accadde il colpo il fulmine   tardivo, improvvisamente in una sera qualunque , fu come se lo vedesse per la prima volta, con indosso la sua camicia bianca. Frequentandolo Capì che il mondo di lui non era così semplice e trasparente, era denso di alcool , problematiche familiari e sofferenza ; lei per questo se ne innamorò sempre di più. Tra di loro fu un crescendo   di passione esclusiva  e turbolenta; tra continui litigi e riappacificazioni, separazioni e riunioni.
Il suo modo di   amarla saziò di colpo il suo bisogno d'amore come si soddisfano bisogni primari quali sete e fame. Il suo amore fu amore materno, paterno, fraterno, amicale ; fu l'amore declinato in tutti i suoi aspetti. Il loro amore aveva l'esigenza   di manifestarsi in ogni momento cercandosi e trovandosi con il contatto fisico;era il loro modo di riconoscersi tutte le volte.Per lei fu la rivelazione dell'amore .
 L'avvicinamento a lui segnò l'allontanamento dalle sue amiche, fu inevitabile questo passaggio , come una logica conseguenza premeditata ;un mutuo tacito accordo,  in un rapporto finalizzato alla ricerca di un amore che le portasse via da quel circolo vizioso di noia continua.Ora lo scopo delle uscite con le sue amiche era finalmente manifesto:usciva con loro solo per vedere lui.
  Ripensandoci ora  , capisce che c'era del buono in quell'amicizia, ma allora non  ne era abbastanza consapevole ,  come forse non ne erano consapevoli nemmeno le sue amiche ; non  erano abbastanza libere dai condizionamenti di quell'ambiente claustrofobico, ma soprattutto dall'angoscia che lo stesso provocava in loro  . Cercavano l'amore, il matrimonio , così avvenne per lei e poi per le altre   ; così avvenne anche che si persero di vista, come se non si fossero mai conosciute. La loro piccola rivoluzione fini lì.

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