Sei sempre tu,
più fragile e più tiranna,
con lo stesso sguardo sempre accigliato dei miei ricordi infantili.
La pretesa dolcezza di un breve tempo è già svanita,
fulminea come il lampo di un temporale estivo.
Sei sempre tu,
quella che non reclama amore
ma solo obbedienza.
Sei sempre tu,
testarda e volutamente smemorata.
Nemmeno questa tua nuova fragilità scioglie il tuo orgoglio,
o intacca la tua presunzione.
Potresti lasciarti andare ora,
piangere,
liberarti dalla cappa pesante della menzogna,
permettere alla luce di filtrare attraverso l'opacità dei piccoli e grandi segreti celati,
senza timori di scandali,
o di sgretolare una famiglia già sgretolata.
Potrei accarezzarti la testa e comprendere il tuo dolore con amorevole pietà filiale,
non con la pietà umana, ma distaccata che provo ora.
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