La loro era un'amicizia di lunga data, risaliva ai tempi della scuola materna. Erano due bimbi di carattere opposto che si erano scelti non da subito, ma col tempo, fino ad instaurare un'amicizia stretta, ma non esclusiva. Edoardo era un bimbo esile, timido, ma affabile e simpatico. Luca era più grande di fisico, un fisico ben impostato e armonioso che cresceva a vista d'occhio; era lui quello protettivo e trascinatore anche nel gruppo della scuola. Condividevano il tempo insieme anche al di fuori dell'ambiente scolastico, praticavano insieme lo stesso sport: il nuoto. Le rispettive famiglie si frequentavano tramite cene e merende. I bimbi si cercavano spesso ma come ho detto non era un'amicizia soffocante e univoca, c'era spazio in entrambi per altre amicizie senza inopportune gelosie. Era un' amicizia tranquilla e serena. Frequentarono insieme anche la scuola primaria, situata proprio a f fianco di quella materna e per loro il cambiamento logistico fu quasi nullo. Il periodo della scuola primaria trascorse serenamente tra giochi e impegni scolastici sempre più pressanti. La scuola era a tempo pieno e tornavano a casa nel pomeriggio stanchi, quasi distrutti . Luca voleva sempre primeggiare in tutti i campi ma anche Edoardo dal canto suo si metteva in gioco e anche brillantemente. Tra di loro nacque una sana competizione senza cattiveria e invidia. Le scuole medie segnarono una tappa cruciale nella loro amicizia, i genitori di Luca per motivi di lavoro dovettero trasferirsi in un'altra città. Il trauma e il dispiacere fu grande per entrambi, Luca in particolare non sembrava accettare quella crudele e improvvisa separazione. La vita andò avanti imperterrita e loro si persero di vista, non si sentirono più ed ogni contatto fu reciso con una taglio netto.
La loro amicizia sembrava terminata, sembrava ormai relegata ad un'amicizia infantile da archiviare definitivamente nei ricordi. Ma a volte il caso, il destino, la sincronicità della vita prepara sorprese impossibili anche da immaginare, si ritrovarono nella stessa città, nello stesso liceo, nella stessa classe. Grande fu lo stupore e l'euforia quando si ritrovarono, non finivano di ridere ed abbracciarsi. Luca era cresciuto, il suo fisico prestante risaltava ancor di più ora insieme agli occhi sempre sempre sorridenti e al sorriso largo e accogliente. Edoardo era anche lui cresciuto in altezza ma era rimasto sempre lo stesso ragazzo esile, ora anche un po' ingobbito. Il loro profitto scolastico era buono e dai colloqui con i genitori la loro propensione per lo studio spiccava con grande evidenza. Luca grazie alla sua innata socievolezza interagiva con tutti i compagni di classe tra scherzi, battute e risate a squarciagola, mentre Edoardo rimaneva in disparte e l'unico rapporto diretto che aveva era con Luca, ma questo non inficiava l'equilibrio che si era creato tra loro e il resto della classe.
Nel quarto anno del liceo scientifico qualcosa accadde all'interno della classe e quell'equilibrio si spezzò. Tutto sembrava partire da Edoardo, dal suo cambiamento improvviso. Si isolò sempre più, sembrava sempre più cupo e distante da tutto e tutti, al punto che anche il suo profitto scolastico ne risentì. Gli insegnanti convocarono i genitori di Edoardo per chiedere loro il motivo di quel quel cambiamento repentino dal momento che non riuscivano a spiegarselo, avevano interpellato Edoardo senza nessun risultato, il mutismo assoluto era stata la sua risposta. I genitori dal canto loro caddero dalle nuvole. Anche l'amicizia di Luca non era sufficiente a smuovere quel ragazzo che sembrava essersi perso dentro se stesso. Luca era disperato, non riusciva a farlo aprire e non capiva il perché di quell'atteggiamento così distante anche con lui. Poi di colpo intuì tutto solo seguendo il suo sguardo supplichevole e quasi truce che si posava sulla figura di una ragazza minuta che volutamente sembrava ignorarla. Ricordò che gli aveva parlato vagamente di una ragazza che aveva attratto il suo interesse e che sembrava ricambiarlo, poi gli aveva accennato che la cosa era sfumata e lui se ne era fatta una ragione. Ma osservando il suo sguardo supplichevole e quasi truce mentre la scrutava da capo a piedi capì che forse non era affatto così. Ricordò di quanto Edoardo prendesse tutto alla lettera e di quanto vivesse tutto così intensamente. Ricordò di come ogni sua promessa o attenzione mancata per lui costituisse un affronto o un tradimento durante la loro amicizia passata. Alla fine riuscì a trovare una breccia in quel mutismo e gli raccontò che quella ragazza all'inizio era stata dolce e disponibile con lui, ma che poi d'un tratto lo aveva respinto e allontanato con forza definendolo stalker. Lui gli aveva spiegato che il fatto che avesse insistito con lei nonostante il muro che lei aveva eretto era perché aveva pensato che essendo ì timida si fosse ritirata per timore o pudore. " cerco sempre persone che si avvicinino alla mia indole timida e lei è come me," poi invece gli aveva confessato che non era timidezza la sua ma il motivo del suo voltafaccia era dovuto al fatto che aveva in mente un'altra persona. E qiu la sua autostima era crollata del tutto.
All'interno della classe il cambiamento di Edoardo e anche del rapporto tra i due amici non era passato inosservato. Molti avevano chiesto spiegazione a Luca che alla fine si era lasciato sfuggire la verità. Da qui partì quasi immediatamente un'ondata di dileggio e persecuzione, un gioco perfido ininterrotto da parte dei compagni di classe. Lo definirono sfigato indegno della bellezza e dell'intelligenza di quella ragazza del quinto anno. La delusione fu cocente per Edoardo e ormai in classe era diventato un fantasma che non interagiva più con nessuno mentre dall'altra parte lo sbeffeggio continuava. Alla fine riuscì a conseguire il diploma anche se con fatica, con Luca ci fu la riconciliazione senza tante grandi spiegazioni.
Le loro vite si separarono ancora una volta, Edoardo abbandonò gli studi dopo vari tentativi, non riusciva più a concentrarsi sui libri. Passò da un lavoretto all'altro diventando il perfetto lavoratore cosiddetto flessibile. Luca s'iscrisse alla facoltà d'ingegneria e conseguì la laurea dopo diversi anni come studente fuori corso, ma alla fine arrivò al traguardo. Questa volta i loro contatti non s'interruppero, tramite messaggi e video chiamate si tennero costantemente in contatto e quando poterono saltuariamente si incontrarono. Una volta Luca era arrivato con un bimbo biondo tenuto per mano. " È tuo figlio vero Edo? Ti somiglia tanto." " Fortunatamente somiglia più a mia moglie, è bello come lei". " Però ha i tuoi stessi occhi vivaci e curiosi" Disse che aveva quattro figli e una moglie che amava. Luca aveva risposto alle domande di Edoardo sulla sua vita sentimentale in modo vago e sfuggente: " È un gran casino" aveva detto solamente. Poi stornò l'attenzione da sé: " E bravo Edo, da figlio unico, a padre di quattro figli il salto è stato notevole" gli disse dandogli una pacca sulla spalla. S'incamminarono a passi veloci verso il ristorante dove avevano deciso di pranzare.
Poi inizio il periodo lungo della cosiddetta pandemia covid 19, un periodo buio e greve per Edoardo che di colpo si trovò sbalzato in un mondo parallelo, più non riconosceva le persone intorno a sé, in particolare quelle care. La. "nuova normalità" aveva preso il sopravvento su ogni cosa, ogni persona. Le assurde restrizioni venivano accettate da tutti senza remore. Sguardi vacui e reazioni docili e dimesse serpeggiavano tra la folla. Edoardo guardava attonito quell'ipnosi collettiva, avrebbe voluto gridare come un ossesso, svegliarli da quel sonno profondo. Avrebbe voluto che qualcuno all'improvviso percepisse quel sortilegio e tutti si svegliassero l'uno dopo l'altro come in un effetto domino. Li guardava e non gli pareva vero che tutti fossero addormentati nonostante compissero le stesse azioni di sempre. Anche Luca aveva subito lo stesso incantesimo, non ne fu stupito ma rammaricato. Era solo in quel frangente, la loro amicizia era venuta meno, nonostante nulla sembrava mutato, ma lui avvertiva la distanza. Provò a spiegargli il suo punto di vista, ma lui rifiutava perentoriamente ogni discussione, eppure aveva un bisogno disperato di parlare con qualcuno proprio di quegli argomenti in quel mare di solitudine dove era piombato. Anche all'interno della sua famiglia il clima era pesante, sua moglie non differiva da tutti gli altri dormienti, i litigi erano frequenti perché lei bloccava ogni civile dialogo. Era ferma nelle sue convinzioni e i pareri discordanti erano inaccettabili per lei. Con Luca i rapporti peggioravano sempre più, un muro invisibile si era frapposto tra di loro, anche se all'apparenza sembrava tutto cristallizzato. Tutto il mondo sembrava immobile per gli altri ma la sua visione era mutata e lui stesso era mutato. Luca aveva iniziato a canzonarlo chiamandolo "complottista". I media avevano cominciato a stigmatizzare, deridere e colpevolizzare " i dissidenti" e ad appellarli col nome di complottisti. Quel termine lo indisponeva oltremodo e quando Luca con fare sempre sarcastico esclamò: " ma proprio un amico complottista mi doveva capitare?" Lui cominciò ad interrogarsi sul perché della sua diversità, la sua ipersensibilità lo rendeva sempre permaloso. Il suo pensiero ricorreva alla sua infanzia, ai suoi genitori, alla loro non attenzione verso di lui, non era vera e propria indifferenza ma una leggerezza che non coglieva fino in fondo i suoi bisogni infantile e soprattutto adolescenziali. Loro due erano uniti nel loro essere svampiti e superficiali. Lui si sentiva un di più tra loro, sentiva che sarebbero stati bene anche senza di lui, anzi forse meglio. Avrebbe voluto un fratello, forse quel fratello sarebbe stato diverso da se stesso, forse uno come Luca. Non era sicuro che questo bastava per spiegare la sua diversità ma sentiva che c'entrava in qualche modo. Essere non considerati dai propri genitori è un marchio di disistima impresso sulla pelle. È l'amore per se stessi che non nasce più, forse mai, come un embrione che non si sviluppa e poi muore prematuramente.
Si cominciò a parlare di un vaccino contro la terribile malattia simile l'influenza. i toni erano apocalittici e quel vaccino vista l'urgenza poteva essere somministrato anche senza sperimentazione. Per indurre le persone a vaccinarsi s'introdusse la tessera verde, "green pass" . Si arrivò al punto da impedire la frequentazione quasi di tutti i luoghi di ritrovo e alla fine anche il lavoro, per chi ne era sprovvisto. Edoardo perse il lavoro ma non si piegò. In casa i dissidi aumentarono e quando il vaccino fu autorizzato per i più piccoli la situazione peggiorò. Sia moglie voleva far vaccinare anche i bimbi, Edoardo per salvarli minacciò il divorzio, a quel punto lei tornò sui suoi passi, Edoardo pensò che nonostante tutto lei lo amasse. La moglie decise di vaccinarsi così pure Luca. Litigò violentemente con tutti e due per convincerli a desistere ma loro furono irremovibili. Luca tre anni dopo si ammalò di tumore al fegato, era diventato l'ombra di se stesso quel bel ragazzo possente. Non sapeva come sarebbe andata a finire oppure lo sapeva fin troppo bene. Luca rifiutava ogni accenno ad una correlazione con il siero inoculato, anzi andava in escandescenze. Era straziante guardarlo spegnersi ogni iorno come una candela. Ricordava i bei tempi trascorsi dell'infanzia e quei ricordi lo distoglievano brevemente dallo strazio di quel corpo davanti ai suoi occhi e anche i dissidi passati svanivano, non avevano più importanza. Un giorno inaspettatamente glielo ribadì anche lui:" ricordi Edo quanti bei momenti abbiamo trascorso insieme?", Distolse lo sguardo per nascondere le lacrime che gli bruciavano gli occhi.
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