Lei
ci preparava da mangiare ogni giorno
e quell'atto era l’unico segno manifesto d’amore per noi,
anche
il suo affetto fisico era veicolato attraverso il cibo e da esso
veniva sostituito.
Quell'atto rappresentava un potere assoluto d’amore e di vita,
che
esercitava su di noi.
Del
resto il cibo è sinonimo di vita: “Se non mangi muori” si dice
da noi.
Cucinare
dalle nostre parti è ancora molto importante.
La
domanda che ci si rivolge spesso tra conoscenti, amici e parenti è:
“Hai mangiato?”.
In
questa domanda è insito tutto il significato,
che
si attribuisce al cibo, come espressione d’affetto, d’interesse,
di preoccupazione tra le persone.
Come
se i sentimenti passassero sempre e solo attraverso il cibo e fosse
l’unico modo per esprimerli.
Questo
modo d’intendere l’amore ha condizionato pesantemente la mia
vita.
Come
poteva non essere così?
Esso
è la mia mamma,
Il
mio amore primordiale.
Ora
è diventato il mio lavoro quotidiano,
la
mia missione,
La
mia ossessione.
Adesso
ho in mano quel potere, che forse intimamente ho sempre invidiato a
mia madre.
Spero
non costituisca l’unico mio modo d’amare, o peggio un suo
surrogato.
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