c'è
chi racconta il passato.
storie comuni,
striate da righe più o meno profonde sul
viso un po' patetico da vecchi.
Con modulazione
invadente e saputo egotismo di chi teme la dimenticanza dei suoi
simili,
l' abbandono
indubitabile e prossimo della vita.
Con leggerezza
cinica di chi passa sopra le morti dei giovani declamando una
saggezza che non gli appartiene ,
che si eclissa
subitaneamente di fronte all'eventualità della propria morte.
Che si esprime
con la paura che li attanaglia allorché un coetaneo è chiamato alla
dipartita.
Che si esplica
con il rancore insensato verso chi è più giovane ;
il disprezzo
aprioristico nei confronti del loro operato e l'indifferenza per il
loro disagio attuale.
La comprensione
per gli altri si frantuma di fronte alla incomprensibilità della
morte,
Nemmeno la sua
religiosità mette un freno alla paura smisurata della morte.
la recitazione
ossessiva di messe e rosari è solo un tentativo mal riuscito di
esorcizzare quell'irrefrenabile paura.
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