martedì 31 gennaio 2017

Natura e incuria .

Era saltata la corrente elettrica quella mattina o durante la notte, l'aveva notato appena sveglia. Era andata a letto che nevicava copiosamente e guardando   dalla finestra  aveva notato che il livello del manto nevoso era cresciuto di molto ; evidentemente  durante la notte   era nevicato ininterrottamente . Tutto era iniziato Domenica pomeriggio mentre era alla festicciola di una sua nipotina, presso un albergo di un paese sottostante . Le previsioni meteo avevano  annunciato nevicate abbondanti ,e i fiocchi sottili, veloci e fitti sembravano attenersi alle previsioni, già dall'inizio .Era  nevicato senza sosta per due giorni e due notti e la corrente aveva resistito miracolosamente, al suo paese   .  La sera di Martedì, invece , soprattutto in tarda serata, era diventata intermittente ; andava via spesso per tornare quasi subito , ma era riuscita a coricarsi  con la luce ancora funzionante. Il lunedì e buona parte di martedì aveva sentito  il  rombo del bobcat  aggirarsi senza quasi   interruzione  per le stradine impervie  del paese, mentre lo scansa neve era all'opera quasi costantemente per la strada principale. Sull'autostrada per l'aquila e Roma le luci   degli spazzaneve a  turbina punteggiavano con il loro bagliore l'immensa distesa bianca. Martedì pomeriggio il bobcat  aveva smesso di girare , lo  aveva sentito arrancare  in uno sforzo che faceva slittare le   ruote tra la neve ormai troppo alta per  poterla scansare . Anche lo spazzaneve della via principale aveva smesso di operare e ora c'era solo il silenzio assoluto e irreale della neve che cadeva  . Non si vedevano più nemmeno gli uccellini , così si dice dalle sue parti per descrivere  un  silenzio completo. L'ansia cominciò a montare lentamente in lei ; la neve aumentava a vista d'occhio e oltretutto si prediceva ancora un giorno di nevicata senza  tregua. I disagi provocati  dalla mancanza dalla corrente elettrica l'avevano avvilita subito, ma lentamente aveva ovviato con la stufetta a metano , con il caffè caldo e un po'  d'incoraggiamento interiore allo sconforto iniziale. Quel terribile pensiero si era riaffacciato nella sua mente con più timore , ora che non c'era la corrente :" manca solo il terremoto. " Lo aveva scansato subito quel  presentimento  come aveva già fatto nelle ore precedenti :" no, non può essere, sarebbe troppo".  Allorché si era   tranquillizzata e adattata a quelle condizioni  la scossa tremenda arrivò. Fu un tremore che la fece urlare terrorizzata , ma come al solito non ebbe la lucidità di ripararsi in qualche modo. Come al solito   restò lì immobile, inebetita e terrorizzata, mentre sentiva chiaramente i muri scossi da una forza enorme, e la casa  ondeggiare tutta,  mentre  vedeva e sentiva alcuni oggetti cadere dagli scaffali della libreria e alcuni vetri rompersi anche se non sapeva  da dove provenissero. Le sembrava che la scossa l'avesse chiamata proprio lei , con i suoi pensieri, ma sapeva che era molto più probabilmente     quasi una certezza   dovuta   alle  recenti scosse vissute pochi mesi prima   e che facevano presagire scosse ancora più forti  . Viveva in una zona fortemente sismica ora   lo aveva capito  benissimo dal terremoto dell'Aquila nel 2009 , ma non  l'aveva ancora metabolizzato. Scese le scale con il cuore che batteva a mille e si rifugiò nel vano sottostante, adibito ormai per quell'emergenza. Lì un'altra forte scossa la investì prima che potesse riprendersi. Sapeva  di essere in trappola prima che aprisse la porta ;infatti un muro di neve comparve davanti ai suoi occhi. Era un muro compatto, solido e alto che arrivava fin quasi  davanti all'uscio della porta ;era rimasta solo una piccola striscia di strada libera, grazie ai terrazzi degli appartamenti superiori e alla pensilina del tetto. Strano era non  vedere e sentire nessuno per strada dopo quelle due forti scosse. Era solita vedere la gente fuori casa  , i capannelli  formarsi per esprimersi la paura e in qualche modo farsi coraggio.    Si  parlava un po' con tutti e anche lei così  schiva  e amante della solitudine in quei momenti  sentiva l'esigenza di confrontarsi. La neve ora  aveva sepolto la gente nelle proprie case insieme alla paura.   Era tutto così sinistramente irreale  ; era l'attesa rassegnata del destino, nelle  cui mani ognuno aveva consegnato la propria  vita. Aveva notato prima del terremoto che il telefono fisso aveva smesso di funzionare e ora aveva scoperto con disappunto che anche i telefoni mobili avevano subito la stessa sorte. Avrebbe voluto  avere notizie di sua figlia che abitava in un paese vicino , accertarsi che stesse bene .  Avrebbe voluto rassicurare suo marito che lavorava a Bologna , dirgli che erano terrorizzati ma vivi .   Egli  doveva aver    appreso  le notizie di quanto stava accadendo dalla TV ed ora  era    sicuramente in ansia. Avrebbe voluto accendere il computer e informarsi sull'epicentro  e sulla magnitudo della scossa come faceva sempre  in quelle contingenze , ma  anche la connessione ad internet era fuori uso . Nel frattempo era  rientrato suo figlio che poco prima era stato fuori a spalare la neve, nel tentativo di realizzare una piccola   breccia in quell'oceano bianco formato da  muraglie di neve che impedivano qualsiasi spostamento . Il panico si era impossessato completamente di lei  , non riusciva più a distinguere l'origine , la natura e la provenienza del pericolo talmente era la confusione generata dalla paura . Ora trasaliva  per  ogni alito di vento , oltre che  per le  fantasie apocalittiche che  ogni secondo la sua mente  perturbata fabbricava  . Intanto la  neve continuava a scendere senza posa , lo vedeva ogni volta che tornava ad affacciarsi per capacitarsi   della realtà di quella situazione irreale.  Spaventoso era constatare ancora una volta,     di come la casa,  il rifugio per antonomasia dai pericoli esterni, potesse  diventare invece in quel frangente, una trappola mortale da cui non potersi allontanare . In pochi passi percorse il tratto privo di neve che la  portò dal suo  rifugio d'emergenza al piano terra, fino  all'appartamento adiacente di sua suocera. Lì un'altra scossa della stessa forza delle precedenti colse lei , suo cognato e sua suocera.  Sua suocera iniziò  ad agitarsi e a lamentarsi  in risposta  all'ansia   dipinta sui  loro  volti e palesata dal tono delle loro  voci , in realtà non riusciva a comprendere cosa stesse accadendo . Arrivò anche sua cognata che iniziò a preparare il caffè con movenze tranquille che lei non riusciva a comprendere e che segretamente ammirava in raffronto alla sua folle paura che ora non riusciva più a controllare . Non  ebbero il  tempo di tirare un sospiro di sollievo per la fine della scossa precedente che un'altra scossa li gelò in nuovi attimi di terrore che sembravano appartenere ad un disegno ormai  scritto  , così almeno la sua mente ebbra di paura la portava a pensare . Rimasero lì , nell'attesa dell'imponderabile   esito di quell'evento naturale con la terribile consapevolezza che esso non  era misurabile temporalmente  , che sarebbe potuto durare molto a lungo e che comunque i giorni seguenti sarebbero stati segnati  dal timore e dall'angoscia di nuove scosse .   Giorni incerti e  difficili attendevano gli abitanti di quelle zone e prepararsi ad affrontarli era mentalmente inconcepibile in quei momenti. La quantità della neve era  impressionante, ma lo era di più il fatto che non accennasse a smettere .  Bisognava aspettare che smettesse di nevicare  per reagire a quella situazione da incubo   ; ora occorreva aspettare soltanto  che la natura facesse il suo corso , affidarsi alla sua  benevolenza   . Nevicò ancora  per tutto il giorno e anche la notte. Si tirarono fuori candele , pile a batteria , lampade , coperte , materassi , divani- letto,  piumoni , cuscini per riscaldarsi e inventarsi giacigli di fortuna il più possibile vicino alla porta anche se in quel momento la via di fuga era completamente ostruita , ma bisognava avere l'illusione di poter comunque  avere un'uscita vicina ,per  chi  avesse la fortuna   di possedere    vani al pianoterra di cui poter  usufruire . Lei ormai tremava visibilmente mentre  cercava di preparare il pranzo cimentandosi  nella realizzazione di un piatto piuttosto elaborato , anche se  le sembrava assurdo    potersi dedicare   a qualcosa che prescindesse dal pensiero costante di un'altra ipotetica scossa ; sempre lì pronta a verificarsi . In realtà nella sua mente ottenebrata dal terrore accadeva ogni secondo , per questo le era così difficile concentrarsi in quello che stava facendo . Ma il suo era un modo per  aggrapparsi alla normalità cercando di riprodurre in quella preparazione   elaborata una  quotidianità altrimenti perduta . Paradossalmente era un modo per distrarsi dalla paura. Il giorno seguente , nel pomeriggio inoltrato la neve iniziò a rallentare gradualmente la sua caduta ,e il sollievo iniziale fece posto all'ansia     di vedere qualcosa muoversi    ; qualsiasi cosa potesse rompere quell'immobilismo . Ma nulla accadeva e nessuna anima  s'intravedeva in quella solitudine . Ora gli interrogativi erano tanti ed impellenti :  quando e come   sarebbero usciti da quella situazione , se e chi li avrebbe aiutati,  e loro da dove avrebbero dovuto iniziare per  fare qualcosa ? Abitavano in un minuscolo e sperduto paesino  ai piedi del Gran Sasso , chi mai avrebbe saputo di loro , chi mai si sarebbe interessato della loro sorte , tanto più ora che erano completamente isolati e nessun allarme era possibile lanciare ? Gli altri paesini della zona erano nelle stesse condizioni  , ognuno sapeva dell'altro ma nessuna comunicazione poteva esserci tra loro.    La mattina seguente la neve aveva smesso di cadere ma il paesaggio era rimasto immutato nella sua solitudine sconfortante . In giro non si vedeva nessuno nonostante lei si affacciasse in continuazione sull'uscio della  porta presa dalla smania di vedere un mutamento in quel quadro cristallizzato , che sembrava ormai definitivamente compiuto .  Suo figlio  era arrabbiato per il fatto che nessuno prendesse la pala e cominciasse a spalare . Lo fece lui iniziando  dallo spazio antistante alla loro casa per poi spostarsi prima a nord e poi a sud del paese . L'impresa era titanica e  tra le muraglie di neve riusciva a tracciare solo uno strettissimo sentiero . Prese anche lei la pala  e dopo un po' incominciò a vedere  altre persone munite di pale tracciare un viottolo per tutto il paese. Erano persone che solitamente lei non incontrava mai e tanto meno ci  scambiava un saluto e delle parole come allora stava accadendo. Ora si sentiva più vicina a quella gente accomunata dalla stessa paura , dalle stesse esclamazioni, dagli  stessi sospiri , dalle stesse speranze espresse in frasi fatte . Ora li comprendeva , comprendeva il loro linguaggio . Era arrivata la protezione civile che a piedi aveva raggiunto le zone colpite e aveva distribuito viveri e medicinali . I  medicinali li avevano distribuito porta a porta , chiedendo agli anziani di quali medicine avessero  realmente  necessità ed eventualmente urgenza . Un piccolo spiraglio cominciava ad  intravedersi in  quel buio fitto . La sera stessa cominciarono ad echeggiare voci sull'arrivo dell'esercito nel comune di Isola del Gran Sasso . Prima che  liberassero  il   suo paese avevano da liberare i paesi che incontravano sulla loro strada ed erano  molti  , ma era una notizia che sapeva di  grande sollievo , mista ad ansia frenetica per l'imminente affrancazione . Il giorno seguente le voci annunciavano l'arrivo dell'esercito presso il paese più prossimo e vicino al suo .  Il pomeriggio , nell'oscurità precoce dell'inverno si fecero strada suoni e luci che annunciavano la sospirata liberazione.  Lei riuscì a coglierli emozionata e commossa tenendo  gli occhi su   un cannocchiale sopra uno dei balconi di casa .  Erano un tripudio di gioia   interna sua   e di plateale  festa paesana ,  rimandata dalle urla festanti degli abitanti che stavano assistendo da vicino a quell'evento . Era solo l'inizio , la neve era ancora tanta e il solco tracciato dagli spazzaneve a turbina dell'esercito era stretto per poter permettere alle macchine di circolare . Ma era la fine di un incubo che  numerosi fattori concatenati tra loro avevano reso quasi insormontabile . Tornò anche suo marito quando lei non se lo aspettava affatto   . Arrivò a piedi da Isola dove aveva soggiornato alcuni giorni dormendo in macchina e ora era lì come un eroe impavido,  infreddolito e stanco , catapultato    da un altro mondo ; il mondo antecedente  per spazio e tempo a quello che era sorto da quell'avvenimento . Nei giorni seguenti le forze di tutto il paese si coalizzarono insieme ai mezzi messi a disposizione  da  quelli che li possedevano per pulire le strade del paese . Si riempivano i trattori   con gli scavatori e poi si buttava la neve  nel fiume  ghiacciato  sotto il ponticello all'inizio del paese. In pochi giorni  mediante un lavoro costante e ininterrotto degli uomini si disseppellirono le macchine e si riaprirono gli    accessi in ogni  angolo remoto del paese ; ogni stalla  , ogni podere fu accessibile. La liberazione fu quasi immediata e questo fu il vero miracolo . Quello che sembrava dovesse accadere dopo lunghi  giorni, avvenne prestissimo grazie alla volontà , l'impegno e la forza di tutti i paesani.

Nessun commento:

Posta un commento