martedì 21 maggio 2024

Nella mente di una madre assassina

 Sono stata condannata alla pena massima, al fine pena  mai come dicono loro, con malcelata soddisfazione, ma non comprendo questa punizione  inappellabile per me. Eppure ho cercato di spiegare le mie ragioni in tutti i modi, ho implorato, esplicato le mie attenuanti, ho replicato punto per punto alle loro accuse infamanti, ma tutto è stato vano. Ora piango per questo giudizio di condanna esemplare, ma  anche di questo sono stata accusata, di piangere per la mia sorte e non per la sua. Ho visto esultare tutti per questa sentenza;  tutti aspettavano questo responso ormai già scritto. I giudici hanno dovuto sentenziare quella punizione dura  perché il processo mediatico questo esigeva.   Ciò che più mi ha ferito però  è stato dover guardare mia madre e mia sorella esultare come se avessero vinto un premio a quiz. Non ricordano nulla, o forse fanno   finta di non ricordare, ma  non sono vaneggiamenti della mente i miei ricordi.

Dicono che non sono pentita di ciò che ho fatto, che sono una maschera senza emozioni, che fingo una scarsa cognizione mentale come fossi rimasta ferma all'età di sette anni, o almeno fingerei di essere così, ma  in realtà sarei una donna scaltra ed infida, così mi descrive mia sorella nelle sue quasi quotidiane apparizioni in tv. Io cercavo quell'attenzione mai avuta da piccola, cerco negli uomini quella sicurezza, quell'amore che mio padre, la mia famiglia non mi hanno mai dato. Ora dicono che io abbia inventato tutto per salvarmi da questa condanna ingiusta, mia madre lo dice e anche mia sorella. Mi odiano al punto da non aver nemmeno un briciolo di comprensione per me, eppure siamo stati una famiglia disastrata si, ma sempre una famiglia. Mi descrivono come un mostro che ha premeditato quella triste morte, tutto per sbarazzarmi di lei, mia figlia. Un piccolo esserino che avrei abbandonato più  volte prima del triste epilogo. Devo confessare che  è vero, ma prima questo rientrava  nella normalità delle cose e mai avevo cercato aiuto per mia figlia, insieme siamo andate avanti senza mia madre e mia sorelle. L'ho lasciata sola, ma prima d'ora lei ha sempre superato il momentaneo distacco da me, come facevo io da piccola. Si,  Lei è  come me da piccola, mi pare di rivedermi  in lei. Io si che sono stata abbandonata, mai una piccola attenzione, un minuscolo gesto amorevole, solo grida, rimproveri e indifferenza, mai un regalo, nemmeno al compleanno. Tutti sentivano il bisogno di snobbarmi o di rimproverarmi aspramente, anche lei mia sorella che ora afferma che le mie sono solo fantasie di un'assassina efferata e fredda. E poi lei mia madre, così dura verso di me, lei che non ha mai alzato un dito nemmeno quando mio padre alzava le mani su di me. Io ero la bambina fuori controllo, la pazza da tenere alla larga. loro non si stupiscono del crimine che ho commesso, sembra sia  il naturale processo per quella bambina l'essere diventata  una madre assassina. E poi l'orco, quell'orco che ogni tanto veniva da me. Avevo solo 10 anni e non sapevo bene cosa stesse accadendo, so che  quando stava con me s'impossessava della mia anima, anche ora non riesco a liberarmene, come fosse un demone che abita  dentro di me. Nessuno mi salvò da lui allora, adesso invece mia madre e mia sorella  dicono che  io lo abbia immaginato, anzi che lo abbia inventato per sfuggire alla mia condanna, invocando l'infermità mentale a causa di questi abusi infantili. A dieci anni mi diagnosticarono un disturbo della personalità, a scuola mi isolavo e non apprendevo. Mia madre mi portò da uno psicologo e questo per loro sarebbe la prova del loro interessamento per me, mia madre risolveva tutti i guai che combinavo, ma lo faceva per la sua sopravvivenza, non per amore verso di me. 

E poi  gli uomini, quanti uomini ho inseguito, ma tutti mi hanno lasciata. Io cercavo la sicurezza e la protezione in loro, ciò che non ho mai avuto. Anche il padre di mia figlia mi ha abbandonata, credevo che un figlio lo legasse a me per sempre, invece è  stato tutto inutile, anche mia figlia è diventata inutile. Mi sono trovata da sola ad occuparmi di lei e questo credetemi è  molto pesante per me, credo per chiunque madre. Ho continuato nella mia ricerca di un uomo che mi amasse, poi ho incontrato il mio compagno e qualcosa sembrava mutato nella mia vita. Ero andata da lui quando tutto è accaduto. Ogni tanto sentivo il bisogno di evadere, di fuggire dalla gravezza  della  mia vita quotidiana Avevo bisogno anche di fuggire da lei, che male c'è ad aver bisogno di libertà e anche di un poco di leggerezza? Lei richiedeva  la mia attenzione  costante mentre  il mio compagno mi dava attenzione, era un supporto per me. Mi hanno accusata di pensare solo al mio divertimento e non a mia figlia, ma io ribadisco avevo bisogno di quelle boccate d'aria per respirare ogni tanto. Sono stata via sei giorni. Lei è  rimasta da sola nell'appartamento, le avevo lasciato un biberon di latte e uno di tè. Non credevo di rimanere fuori così a lungo, ma poi il tempo è volato, non l'avevo dimenticata, ma è come se avessi perso la cognizione del tempo. Per avvalorare l'accusa di premeditazione dicono che io non abbia cercato volutamente il sostegno di mia sorella, ma come ho già detto non pensavo di prolungare così tanto la mia assenza anche quando i giorni trascorrevano  ero convinta sempre che il giorno dopo sarei  tornata, ma poi rimandavo sperando che lei avrebbe resistito ancora alla calura estiva,  tanto si trattava di aspettare soltanto un altro giorno e anche per questo non ho avvisato mia sorella, affinché le prestasse aiuto. Un'altra accusa di premeditazione è quella di aver mentito al mio compagno dicendogli che avevo affidato la bambina ad una babysitter e che quindi avrei potuto prolungare il mio soggiorno lì da  lui sentendomi tranquilla, ma  era un modo per evitare che lui potesse obiettare sulla lunghezza della mia permanenza o sul fatto stesso che l'avessi lasciata incustodita in un appartamento. Una volta tornata a casa non sono corsa da lei, ho procrastinato il mio ritorno ancora per poco prima di immergermi di nuovo in quella vita con lei, ancora un poco di libertà e poi l'avrei riabbracciata. Anche questo comportamento sarebbe un indizio della mia premeditazione.

Quando sono rientrata a casa l'ho vista lì esanime sul pavimento, era prona e quando l'ho rivoltata  ho notato con terrore che era cianotica. Non ho pianto, non mi sono disperata, mi hanno spaventata i suoi occhi incavati con sotto la pelle bluastra. Ho cercato di rianimarla ed ho visto che aveva dei pezzi di pannolino in bocca. Non c'era più niente da fare, era morta.

Al processo dicono che non ho mai versato una lacrima per mia figlia, se non solo al momento della lettura della sentenza, ed il perché  di questo non so spiegarlo. Mi hanno  diagnosticato un disturbo psichico chiamato alessitimia, mancanza di empatia, di emozioni;  un disturbo di cui anche i sani possono soffrirne. Non vorrei fare polemiche ma allora perché si chiamerebbe disturbo? Una persona  affetta  da psicopatia può definirsi sana?   Sono stata giudicata pienamente capace di intendere e di volere, un'assassina lucida e  determinata. Il pubblico è  stato accontentato nel famelico bisogno di giustizia. I giornalisti che hanno alimentato l'odio verso di me, in ore ed ore di trasmissioni giornaliere, quasi a reti unificate sono stati ripagati ampiamente con questo giudizio. Il mostro è in gabbia, ora non potrà più fuggire, ma non metterete mai in gabbia i mostri che coabitano dentro di voi, né potrete mai ignorare certi pensieri, nonostante avete fatto  di tutto per giustiziare il mostro. La mia famiglia sembra completamente avulsa da me, da quello che sono, o sono diventata, ma non è così, loro lo sanno.



 



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