lunedì 1 luglio 2024

Follia generale

 In principio erano voci che provenivano da lontano, un allarme confuso che  che rimbombava sui media già prontamente istruiti   per scatenare l'inferno. Si narrava di un virus  proveniente dalla Cina, causato dai pipistrelli,  poi trasferito ad un pangolino,  trasmesso  infine  all'uomo.    In seguito l'allarme si acuì,   sul web, sulle TV,  qualcuno iniziò   a pubblicare immagini e video di cinesi che morivano improvvisamente per strada  come mosche colpite  dall'insetticida. Sembrava una strage di dimensioni bibliche.  Si iniziò a parlare di epidemia. Ma in occidente non sarebbe mai arrivato, così rassicuravano i media e  i politici, che allestirono  prontamente   teatrini dentro i ristoranti cinesi, in Italia, per  dimostrare che non bisognava aver paura di loro e quindi occorreva non  discriminarli. I vari virologi, più o meno esperti di malattie  trasmissibili   che iniziarono a spuntare come funghi nelle trasmissioni nazionali  e locali, tranquillizzavano le persone  sulla remota possibilità che il virus potesse espandersi   in Europa o nel mondo occidentale. La paura veniva insinuata subdolamente in un altalenante gioco tra il  rincuorare e poi agitare il popolo soprattutto televisivo, parlando in ogni notiziario del famigerato virus che mieteva molteplici vittime nella lontana Cina, ma troppo   vicina in un mondo   globalizzato. E poi come era già nell'aria, perché  avevano  predisposto  le persone a considerarlo plausibile, mediante il bombardamento incessante di notizie terroristiche,    ci fu il paziente zero  in Germania, malato di covid 19, così  avevano denominato il virus. Il covid era arrivato in Europa. Il passo fu breve e poco dopo arrivò anche in Italia. Nel nord Italia, precisamente a Bergamo. La narrazione dei media improvvisamente cambiò e dalla  veemente rassicurazione quotidiana si passò al terrorismo giornaliero, compulsivo, con notizie ad ogni ora ed in ogni programma televisivo; ormai  il virus  era altamente contagioso e si era propagato in tutta la Lombardia   Si cominciò a parlare di misure governative e di comportamenti personali   da adottare per fronteggiarne  la trasmissione. Anche  i programmi  di intrattenimento cominciarono  ad occuparsi  del problema. Non c'era più scampo, chiunque accendeva la tv era costretto ad imbattersi nel virus.    Non c'era più uno spazio   nei programmi televisivi    dove "lui" non campeggiasse come uno spauracchio,  per i telespettatori ormai seriamente preoccupati . Il contagiò dilagò  e rapidamente si diffuse in altre regione prima del nord, poi del centro ed infine anche del sud. Si dichiarò l'emergenza nazionale, mentre in tv scorrevano le immagini cupe dei camion militari che a Bergamo sfilavano per  trasportare le bare in altri  obitori per la cremazione, perché quelli del posto  erano saturi. La gente ormai era terrorizzata, confusa, tremante,   pronta ad accogliere qualsiasi provvedimento  anche quello più draconiano. Ogni giorno la tv comunicava i dati dei morti, l'andamento dei contagi e i malati più gravi finiti in terapia intensiva. Il  terribile virus aveva  gli stessi sintomi di una banale influenza e per stanarlo e riconoscerlo  bisognava ricorrere al tampone, una specie di bastoncino   estremamente invasivo che s'infilava    nel naso  e arrivava  fin quasi al cervello.  Uno  strumento    usato per la prima volta   per diagnosticare un virus. L'influenza nel frattempo, forse anche lei spaventata dal  terrifico virus era scomparsa, forse  fuggita via. Per la prima volta forse nella storia della medicina spuntò il malato asintomatico  e l'unico strumento che poteva rilevarne  la malattia in corso era appunto il tampone. La maggior parte delle persone non trovò nulla di strano in questo e niente si chiese. La medicina sembrava smentire se stessa, ma per molti era un particolare irrilevante.  Cominciò ad accettare tutto pur di salvarsi dal contagio e dalla possibilità di finire in terapia   intensiva o anche di morire. D'altro canto le notizie in tv erano sempre più  allarmanti, perché guardarsi intorno per capire  la situazione? Morti per strada non ce n'erano,  persone che crollavano improvvisamente non si vedevano, gli ospedali erano relativamente tranquilli, ma la tv non mentiva mai  . In tv c'era l'inferno in terra, gli ospedali  erano al collasso per i contagiati gravi o  meno, gli obitori erano in affanno per la quantità di morti da  smaltire. E poi i bollettini giornalieri, i dibattiti, di politici, virologi, gente dello spettacolo, dello sport, com'era  possibile non andare  nel panico?  La scienza parlava dall'alto  dei suoi autorevoli   rappresentanti e tutto il mondo  dei  vip    si era accodato alla narrazione terrificante . Nel frattempo l'epidemia si era sparsa in tutto il mondo globalizzato,  o quasi. L'OMS aveva dichiarato  l'emergenza globale e l'epidemia diventò pandemia. I vari governi nazionali cominciarono ad adottare delle misure per il contenimento e nel frattempo  L'Italia si distinse per la durezza dei provvedimenti imposti.  Si imposero le mascherine chirurgiche, il distanziamento, per poi arrivare al  confinamento, ribattezzato anche in Italia col termine inglese  lockdown. L'Italia fu divisa in zone colorate, gialle, arancioni, rosse e verdi che corrispondevano alla gravità del numero di contagiati, anche se di zone verdi ormai non ce n'erano più. Si chiusero alcune attività come i bar, i ristoranti e i luoghi affollati di ritrovo o di vita mondana. Il presidente del consiglio quasi ogni giorno appariva in tv con un nuovo decreto, dpcm, che imponeva nuove restrizioni. Restrizioni folli che non avevano un senso logico o un'utilità reale. Si impose il coprifuoco la sera, dalle 18 in poi, forse,  non ricordo esattamente. Come se quel virus malefico e  intelligente girasse solo nelle ore serali, oppure non  fosse presente al    bancone del bar, in piedi, e invece lo fosse stando seduti al tavolino dello stesso bar.     Sono pochi  esempi della follia imperante, ma ce n'erano tanti altri. La gente continuava a non chiedersi nulla,  la tv era il loro verbo e i virologi i loro oracoli. La scienza aveva rinnegato se stessa divenendo un dogma e come la religione, aveva rituali e atti di fede  a cui   sottoponeva la gente  in nome della paura. Intanto i contagiati, anche quelli asintomatici dovevano fare la quarantena fino a quando un tampone ripetuto più volte non  decretasse la guarigione del soggetto contagiato, non importava se il malato in questione stesse bene, il tampone aveva il responso definitivo. Verso Natale del 2020, proprio in prossimità delle feste ci fu il confinamento regionale, nelle regioni rosse dove i contagi erano più diffusi, chi voleva spostarsi in un'altra regione  per raggiungere i famigliari e trascorrere le feste insieme non poteva farlo, così come  nessuno da fuori poteva entrarvi.  Inoltre si stabilì il numero di commensali alla tavola delle feste per evitare assembramenti. Nei supermercati  e in qualsiasi altro esercizio commerciale, o pubblico bisognava andare da soli e naturalmente mascherati. Nelle strutture sanitarie oltre alla mascherina bisognava sottoporsi al tampone prima di entrare. I malati non potevano ricevere l'assistenza dei famigliari in ospedale, quelli più  gravi morivano da soli, senza più rivedere i propri cari. Sembrava che tutti morissero di covid in quel periodo, che le altre malattie fossero scomparse,  infatti nessun altra malattia venne curata    e molti morirono per quel motivo, per le cure negate a causa del covid 19. A molti famigliari  di  persone  che erano   entrate  per curarsi in ospedale, anche per malattie di entità minore venivano restituiti i corpi dei loro cari in sacchi neri della spazzatura .  Un alone oscuro di mistero aleggiava sull'operato dei medici dentro le strutture ospedaliere in quel periodo.  I medici di famiglia non curavano più i pazienti a casa e per il covid o l'influenza, si adottò in Italia il metodo della tachipirina e vigile attesa, altre cure contro il covid o più esattamente l'influenza vennero vietate. Si verificaromo molti casi di delazione, molti spioni che denunciavano i vicini di casa che festeggiavano in casa compleanni, o altre ricorrenze, si, perché anche quelle si vietarono. Si chiusero tante attività commerciali, ad eccezione di quelle più necessarie, tipo supermercati  farmacie e benzinai. Anche l'importanza  dell'economia,  del lavoro,   prima  del covid strombazzato ai quattro venti, per le persone comuni veniva smentito, ma il guadagno per le multinazionali, grazie ai dispositivi per la prevenzione del virus: mascherine, guanti, amuchina aumentavano a dismisura.       La salute era  il principio fondamentale, così  dicevano scienziati e politici. Era la nuova normalità, così veniva chiamata quella follia generalizzata che lei guardava con sgomento. Era la normalità dettata dall'emergenza.  Cominciò a capire, insieme ad alcuni  altri come si potesse instaurare una dittatura facendo leva sulla paura e sulla naturale inclinazione delle persone a voler essere guidate,  fidandosi delle autorità, senza senso critico. S'imposero le mascherine non solo nei luoghi chiusi, ma anche all'aperto, così le forze dell'ordine rincorrevano e picchiavano chiunque osasse  ribellarsi a quest'obbligo. Il simbolo di questa oppressione è stato il corridore di Pescara che si allenava in una spiaggia deserta e il poliziotto   che lo riconcorreva prima lentamente e poi accelerando la corsa, fino a che con uno scatto degno  di un Mennea  dei tempi migliori il corridore   riusciva  a seminare   il poliziotto. Sì organizzarono  proteste tra quelli che non accettavano le restrizioni sempre più invasive per la libertà personale, ma venivano prontamente sedate   da poliziotti particolarmente solerti e aggressivi e puntualmente ignorate dai media. Nel frattempo secondo la tv i contagiati, anche quelli gravi aumentavano e le cure per quel misterioso virus, nuovo e aggressivo non esistevano. Le strutture sanitarie sempre secondo i media erano strapieni di malati covid, mentre sembravano scomparse tutte le altre malattie anche quelle più gravi come i tumori. Si trasmettevano nelle televisioni appositi servizi che volevano dimostrare proprio la drammaticità della situazione con i medici e il personale sanitario stremati dal gran lavoro. Erano gli angeli del covid. Mentre sul web da fonti slternative c'erano numerosi filmati di medici ed infermieri che ballavano e che   pur nella tragedia e  nell'affanno  per salvare vite trovavano il tempo per la  leggerezza  dei balli, tutto questo strideva fortemente con la narrazione televisiva. Ma nessuno si chiese  nulla nemmeno su  questo.  Molti frequentatori dei media tradizionali non avevano accesso a queste notizie, perché per loro esisteva un'unica informazione e quelli che s'imbattevano  per caso in questi video li ritenevano non credibili, creati dai complottisti. Ormai c'erano mondi paralleli di informazione che non s'incontravano più. L'informazione tradizionale  ignorava, stravolgeva e occultava qualsiasi notizia che non corrispondesse alla narrazione del pensiero unico, anzi creava ad arte notizie farlocche edulcorate  o  drammatizzate    in base alla loro visione volta ad un disegno prestabilito. In giro c'erano persone mascherate, spente e dimesse come se un Dio avesse spento in loro il soffio vitale, lo spirito della coscienza, della ragione.  Il risultato della propaganda  aveva prodotto automi,  mostri senza più empatia ed umanità. Ognuno si teneva a debita distanza dall'altro, almeno un metro   come volevano le disposizioni governati.  Quegli automi si attenevano scrupolosamente a quelle imposizioni perché anche i proprietari dei locali lo facevano e quindi chi non indossava la mascherina non poteva entrare in un negozio o qualsiasi esercizio commerciale  o locale pubblico. Era una catena di tacita complicità. Il sospetto avvelenava i contatti umani ed un colpo di tosse poteva rendere chiunque un reietto, come ovviamente chi non rispettava le regole del regime sanitario. 

 Il lavaggio compulsivo delle mani, del resto lo avevano mostrato in tv come lavarsi correttamente le mani, era diventata una prassi. In alcuni locali veniva misurata la temperatura con una specie di pistola puntata sulla fronte.

Lei capiva sempre più di come fosse facile imporre una dittatura senza che la maggioranza delle persone se ne rendesse conto, questo sempre in nome del bene comune. Forse anche nelle  passate dittatura le dinamiche erano state le stesse, quasi sicuramente. Sbandierando sicurezza e nemici invisibili contro cui lottare, si possono ledere ogni principio di libertà. Ripetevano  in continuazione che non  c'erano  cure per il letale virus e che l'unica arma poteva essere il vaccino, un vaccino  che stavano preparando per quell'emergenza e che per questo poteva saltare tutti i protocolli di sperimentazione medica e scientifica. La scienza  smentiva ancora una volta se stessa ma la situazione era grave e quindi bisognava avere fiducia  in essa al punto da iniettarsi un siero sperimentale. La scienza richiedeva un atto di fede cieca per amore di se stessi e degli altri. Lei ricordava la peste nei promessi sposi del Manzoni i corpi ammassati per strada, le persone sfigurate e consumate dal contagio,  portate via sopra i carri  dai becchini, ma anche  la dignità della madre che consegnava la sua figlioletta  vestita a festa come una sposa   per l'ultimo viaggio.   Ricordava quella disperazione vera, palpabile, esposta alla vista  come un pugno in pieno viso. Era come se l'avesse vissuta veramente. Ora invece c'era un virus che si nascondeva e contagiava senza dare sintomi e se dava sintomi erano quelli dell'influenza e che si  doveva  scovare con un  bastoncino ficcato brutalmente nel naso. La gente corse in massa ai centri vaccinali,  molti avevano la paura in corpo iniettata  dai media, ora non vedevano l'ora di inocularsi l'antidoto contro quella paura.  I  virologi  e  media si affannavano a garantire l'assoluta efficacia e sicurezza dei sieri ad  Mrna,  nuovi vaccini direttamente   sperimentati  su milioni di persone su scala globale. Molti si fidarono della scienza senza porsi nessuna domanda eppure di  quesiti ce n'erano molti. Uno su tutti se  valesse la pena correre il rischio di  fare da cavia per un virus fantasma. Nei centri vaccinale per incentivare la somministrazione di quel siero venivano distribuiti  omaggi  di  ogni genere. Si doveva raggiungere la quota del 90 per cento di vaccinati per raggiungere l'immunità di gregge, quindi per arrivare a quello zoccolo duro  ancora restio all'inoculazione s'imposero restrizioni sempre più dure che colpiva chi non era vaccinato. La gente  veniva persuasa  facilmente  col ricatto  di poter fare  gli aperitivi o di andare in vacanza, ma presto s'impose la tessera verde, greenpass, termine sempre preso dall'inglese,  per   fare qualsiasi cosa . La gente non si chiese nemmeno stavolta quale fosse la differenza tra la tessera del  PNF   e quell'infame tessera verde. Dietro c'era lo stesso ricatto che ledeva il diritto di libertà  ma come  allora la gente l'accettò supinamente  perché era in' imposizione volta a salvaguardare il bene comune, cosa c'era di più importante della salute? Lei si guardava intorno e si chiedeva  dov'era  finita la ragione, dov'erano finiti quei principi   di  solidarietà,  di amore  per gli altri, per la libertà? Forse in quelle persone non c'era mai stata, forse nel mondo intero non c'era mai stata. Dalla proibizione per le attività ricreative per i non vaccinati si arrivò alla proibizione delle attività lavorative, ma nemmeno questo suscitò indignazione o sollevazione popolare, anzi qualcuno accecato dall'odio verso i renitenti suggerì la negazione delle cure mediche per i disobbedienti che non volevano piegarsi in alcun modo.  La follia era la nuova normalità, la dittatura sanitaria era il viatico per reprimere qualsiasi libertà con il consenso della maggioranza della popolazione. Se  non si era provvisti di greenpass  non si poteva accedere negli ospedali, o in altre strutture sanitarie. L'obbligo fu imposto ai sanitari, alla polizia, alle persone sopra i 50 anni,  ma   era praticamente esteso a tutti    perché quasi tutti avevano aderito. Anche la maggior parte  di coloro  che non era  d'accordo sull'obbligo per motivi di sopravvivenza alla fine  cedette .     Ad alcuni in questo periodo fu disvelato il grande inganno del mondo e nulla fu più come prima nella loro mente, ma la massa era completamente docile alle direttive governative e molti svilupparono un odio viscerale e violento verso i cosiddetti  novax, corroborato e alimentato anche dai dibattiti virulenti di condanna feroce e derisione in tv verso di loro. Ormai nulla è come prima, così minacciava la tv, in verità così è,  alcuni stanno vedendo quello che ancora sta succedendo intorno, con i sensi in continuo allarme, altri continuano a negare il disegno malvagio di esseri demoniaci non si sa se per ignoranza o paura, molti sono complici collusi e corrotti. Altri sono talmente addormentati che non si sono accorti di nulla e non hanno riscontrato nulla di strano in ciò che è accaduto. Molti stanno scomparendo da vittime e complici  inconsapevoli del siero.  Altri ancora stanno pagando sulla loro pelle gli effetti avversi di un siero sperimentale e sono arrabbiati e frustrati dopo aver scoperto l'inganno criminale. Le multinazionali farmaceutiche ovviamente hanno aumentato a dismisura i loro profitti, ma il disegno che c'è dietro è veramente diabolico, consiste in un disegno di sterminio di massa per attuare un nuovo ordine mondiale che consenta un controllo globale assoluto del mondo e della gente rimasta. La tecnologia viene usata per questo scopo e supporta  i loro intenti malvagi e disumani. Lei  aveva  pregato i suoi famigliari di non sottoporsi all'inoculazione, ma  lo hanno fatto, ora vive nel terrore  per loro, mentre ogni giorno guarda  le notizie delle morti improvvise, dei turbo tumori e degli effetti avversi del siero killer.

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