domenica 5 luglio 2015

Confessione

Mi chiedo come sia potuto accadere. Nei rari momenti di lucidità in cui il ricordo perde i contorni dell'incubo, per riacquistare quelli reali, me lo chiedo con il cuore in gola, con la paura che il ricordo possa rimanere così nudo, possa non tonare a rintanarsi nei meandri dell'incubo, per permettere alla mia coscienza di sostenerlo.  Provo rabbia e indignazione verso quel mostro, non si può che appellare in questo modo un essere abbietto che ha lasciato una bambina in fin di vita a languire in un campo degradato,in pieno inverno.Quella bambina , povera bambina , aveva quasi l'età di mia figlia, il pensiero che qualcuno possa farle la stessa cosa mi atterrisce , mi lascia sveglio ogni notte.  
L'avevo avvicinata quando era ancora impubere, ma era già una piccola donna e che donna, c'erano tutte le prerogative muliebri nella sua ingenuità, contrapposta a una serietà e diligenza per la danza, una responsabilità da adulta, che forse manca agli adulti soppiantata dalla scaltrezza e da  raggiri furbeschi . Il suo sorriso luminoso e disarmante,  quelle movenze così naturali e inconsciamente provocanti , ma forse no, sono sicuro che lei fosse conscia dell'effetto che avevano su di me, avevano ridato un senso alla mia vita. Se la paragono a mia moglie, non a quella che ho conosciuto, del resto lei me la ricorda nei tratti fisici e caratteriali, ma a quella che ho visto cambiare con il tempo , al punto da non riconoscerla più, imbruttita dalla quotidianità fino a perdere ogni tratto femminile ai miei occhi ,in quel suo essere diventata distaccata, cinica, arida, preoccupata solo dell'aspetto  concreto del nostro rapporto, lei spiccava come un astro luminoso saturo di femminilità.
 L'ho seguita da lontano, senza più avvicinarla, ho visto crescere il suo corpo, i suoi atteggiamenti diventare sempre più sicuri ed è come se l'avessi coltivata a distanza ravvicinata, e lei lo sapesse, intuisse che la mia presenza costante nei posti che frequentava era dovuta solo a lei.
 Quella sera quando mi sono fermato mi ha riconosciuto subito . Con quale naturalezza è salita sul mio furgone! Con quale tranquillità ha preso posto sul sedile davanti accanto a me mentre trafficava insistentemente con il suo telefonino ! E' stata naturale anche la nostra conversazione fino a quando i miei approcci ,logica conseguenza di tutto quel rapporto intavolato in tanti anni, non hanno provocato una reazione di rigetto in lei che mi ha lasciato stupefatto. Il suo atteggiamento è cambiato improvvisamente e inspiegabilmente, mi guardava come se mi vedesse per la prima volta, come si guarderebbe un mostro. Ha iniziato ad urlare, a dimenarsi e a quel punto mi sono diretto in quel campo.
Non ho fatto in tempo a fermarla, in un attimo ha aperto la portiera ed è scappata. L'ho rincorsa e mentre la rincorrevo, non era più lei , era un piccolo animale, ma non di quelli domestici, non sarei mai capace di fare del male ad un cane o un gatto, un piccolo animale selvatico, una piccola preda che a quel punto dovevo catturare non solo per necessità, ma per principio: pur non essendo un cacciatore, una preda che prima ti si offre e poi ti sfugge per sfida o per gioco, la devi comunque catturare, ne va della tua credibilità, del tuo amor proprio. Ho preso quel sasso e l'ho colpita alla testa, nemmeno io ero più io, l'impressione è che stessi agendo dentro un videogioco o che stessi guardando un film, il resto è venuto da solo, anch'esso in modo quasi virtuale, sicuramente staccato da me stesso, dalla realtà . Su quel corpo e me così caro, divenuto così ostile ho infierito con rabbia, con la crudeltà che il mio carattere mite mi  ha permesso  . Ho avuto paura, tutto ad un tratto ,la paura mi ha colto come una morsa mortale , sono scappato senza pensare più a nulla e l'ho abbandonata lì.
  Da allora ho rielaborato il ricordo, non l'ho rimosso, l'ho staccato da me annoverandolo tra gli incubi notturni peggiori. Il fatto è reale, tutti i media ne parlano diffusamente, fino all'ossessione, ma anche loro, oltre ai miei avvocati, a mia moglie, mia madre , hanno avvalorato sempre di più il mio distacco, la mia estraneità dal fatto. C'è un'altra persona responsabile di quel delitto da cercare, una persona del tutto estranea a me stesso. Non riesco ad addormentarmi per paura di rivivere quell'incubo nei miei sogni, perché ormai sono convinto che lì risiede quel fatto e che sia stato una premonizione onirica di un fatto accaduto in seguito. In rari momenti come questo riesco a ricostruire tutto e allora mi coglie il panico, ma poi penso che non è giusto comunque stare dietro queste sbarre, ora che ho capito il valore della mia famiglia, l'importanza di mia moglie nella mia vita. Io sono un padre di famiglia incensurato e nulla può cambiare questo.  In me c'è abbastanza  fede perché io possa scontare la mia colpa in silenzio, nel mio intimo. Condurrò una vita esemplare senza alcun neo questa volta  e momenti come questi saranno la mia espiazione.

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