Mi chiedo come sia potuto accadere.
Nei rari momenti di lucidità in cui il ricordo perde i contorni
dell'incubo, per riacquistare quelli reali, me lo chiedo con il
cuore in gola, con la paura che il ricordo possa rimanere così
nudo, possa non tonare a rintanarsi nei meandri dell'incubo, per
permettere alla mia coscienza di sostenerlo. Provo rabbia e indignazione verso quel
mostro, non si può che appellare in questo modo un essere abbietto
che ha lasciato una bambina in fin di vita a languire in un campo
degradato,in pieno inverno.Quella bambina , povera bambina ,
aveva quasi l'età di mia figlia, il pensiero che qualcuno possa
farle la stessa cosa mi atterrisce , mi lascia sveglio ogni
notte.
L'avevo avvicinata quando era ancora
impubere, ma era già una piccola donna e che donna, c'erano tutte
le prerogative muliebri nella sua ingenuità, contrapposta a una
serietà e diligenza per la danza, una responsabilità da adulta, che
forse manca agli adulti soppiantata dalla scaltrezza e da raggiri
furbeschi . Il suo sorriso luminoso e disarmante, quelle movenze
così naturali e inconsciamente provocanti , ma forse no, sono sicuro
che lei fosse conscia dell'effetto che avevano su di me, avevano
ridato un senso alla mia vita. Se la paragono a mia moglie, non a
quella che ho conosciuto, del resto lei me la ricorda nei tratti
fisici e caratteriali, ma a quella che ho visto cambiare con il
tempo , al punto da non riconoscerla più, imbruttita dalla
quotidianità fino a perdere ogni tratto femminile ai miei occhi ,in
quel suo essere diventata distaccata, cinica, arida, preoccupata solo dell'aspetto concreto del nostro rapporto, lei spiccava come un astro
luminoso saturo di femminilità.
L'ho seguita da lontano, senza più avvicinarla, ho visto crescere il suo corpo, i suoi atteggiamenti diventare sempre più sicuri ed è come se l'avessi coltivata a distanza ravvicinata, e lei lo sapesse, intuisse che la mia presenza costante nei posti che frequentava era dovuta solo a lei.
L'ho seguita da lontano, senza più avvicinarla, ho visto crescere il suo corpo, i suoi atteggiamenti diventare sempre più sicuri ed è come se l'avessi coltivata a distanza ravvicinata, e lei lo sapesse, intuisse che la mia presenza costante nei posti che frequentava era dovuta solo a lei.
Quella sera quando mi sono fermato mi
ha riconosciuto subito . Con quale naturalezza è salita sul mio
furgone! Con quale tranquillità ha preso posto sul sedile davanti
accanto a me mentre trafficava insistentemente con il suo telefonino
! E' stata naturale anche la nostra conversazione fino a quando i
miei approcci ,logica conseguenza di tutto quel rapporto intavolato
in tanti anni, non hanno provocato una reazione di rigetto in lei
che mi ha lasciato stupefatto. Il suo atteggiamento è cambiato
improvvisamente e inspiegabilmente, mi guardava come se mi vedesse
per la prima volta, come si guarderebbe un mostro. Ha iniziato ad
urlare, a dimenarsi e a quel punto mi sono diretto in quel campo.
Non ho fatto in tempo a fermarla, in un
attimo ha aperto la portiera ed è scappata. L'ho rincorsa e mentre
la rincorrevo, non era più lei , era un piccolo animale, ma non di
quelli domestici, non sarei mai capace di fare del male ad un cane o
un gatto, un piccolo animale selvatico, una piccola preda che a
quel punto dovevo catturare non solo per necessità, ma per
principio: pur non essendo un cacciatore, una preda che prima ti si
offre e poi ti sfugge per sfida o per gioco, la devi comunque
catturare, ne va della tua credibilità, del tuo amor proprio. Ho
preso quel sasso e l'ho colpita alla testa, nemmeno io ero più io,
l'impressione è che stessi agendo dentro un videogioco o che stessi
guardando un film, il resto è venuto da solo, anch'esso in modo
quasi virtuale, sicuramente staccato da me stesso, dalla realtà . Su
quel corpo e me così caro, divenuto così ostile ho infierito con
rabbia, con la crudeltà che il mio carattere mite mi ha permesso . Ho
avuto paura, tutto ad un tratto ,la paura mi ha colto come una morsa
mortale , sono scappato senza pensare più a nulla e l'ho abbandonata
lì.
Da allora ho rielaborato il ricordo,
non l'ho rimosso, l'ho staccato da me annoverandolo tra gli incubi
notturni peggiori. Il fatto è reale, tutti i media ne parlano
diffusamente, fino all'ossessione, ma anche loro, oltre ai miei
avvocati, a mia moglie, mia madre , hanno avvalorato sempre di più
il mio distacco, la mia estraneità dal fatto. C'è un'altra
persona responsabile di quel delitto da cercare, una persona del
tutto estranea a me stesso. Non riesco ad addormentarmi per paura di
rivivere quell'incubo nei miei sogni, perché ormai sono convinto che
lì risiede quel fatto e che sia stato una premonizione onirica di un
fatto accaduto in seguito. In rari momenti come questo riesco a
ricostruire tutto e allora mi coglie il panico, ma poi penso che non
è giusto comunque stare dietro queste sbarre, ora che ho capito il
valore della mia famiglia, l'importanza di mia moglie nella mia vita.
Io sono un padre di famiglia incensurato e nulla può cambiare
questo. In me c'è abbastanza fede perché io possa scontare la mia colpa in silenzio, nel mio intimo. Condurrò una vita esemplare senza alcun neo questa volta e momenti come questi saranno la mia espiazione.
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