lunedì 14 luglio 2025

Il paradiso dei gatti(dialogo interno)

"Esiste il paradiso dei gatti? " Chiese con tristezza, mentre la voce le si smorzava in gola in un groppo di emozione. Era uno di quei momenti di sfocata lucidità e di ricordi sensoriali forti, nonché di languidi e vividi  ricordi. "Non credo nel paradiso, forse ci sarà un luogo di pace interiore dove la   coscienza espansa farà chiarezza di sé e forse dell'universo. Credo sia un luogo per tutti, umani e animali. Però non so, come potrei saperlo?" La sera cominciava ad allungare le sue ombre sul portico e una brezza leggera le accarezzava il viso madido di sudore.  C'era nell'aria quella dolce mestizia che preannunciava la fine dell'estate e l'inizio della stagione in cui la sua anima sembrava riconciliarsi un po' col mondo, l'autunno portatore  di pace con le sue ombre e i suoi silenzi e la sua luce soffusa. Questa considerazione le arrecò un istantaneo,  un breve sollievo.  "Stai pensando a lui vero? Orazio, il tuo gatto rosso". "Si,  a tutti i miei gatti, sono rimasti tutti nel mio cuore, ma lui era speciale per me, era la mia anima gemella." "Ricordo  con quanto amore ti guardavano i suoi occhi, una vera e propria adorazione che ti avvolgeva in un'aura di profondità" "Sai a volte mi coglie, come ora, un'intensa e sconfinata nostalgia di esseri scomparsi, a volte anche di mia madre nonostante il nostro rapporto burrascoso ma il ricordo di lei conserva le sue ombre e una certa resistenza mi impedisce di ricordarla con amore. Con lui è diverso 
il suo ricordo trabocca d'amore e di tenerezza infinita." Restò in silenzio, fissando la siepe di lavanda rigogliosa del suo giardino che a tratti emanava effluvi di profumato aroma. Adorava guardare  le sue piante, vederle crescere dal seme al fiore o al frutto.  Il venticello estivo ora  spirava sulle sue braccia nude e la faceva rabbrividire  donandole un piacere
un po' fastidioso  ma la sua intolleranza verso quell'afa soffocante le faceva amare quel brivido come un regalo divino. "  "Riesco a parlare con te di ogni cosa, sei l'unica mia amica di tutta una vita, ma prima non era così, raramente riuscivo a dialogare così bene con te". "Lo so questo, ma io ci sono sempre stata, soltanto che  la tua attenzione   era rivolta altrove". "Vivevo pienamente dentro l'inganno, dentro una bolla  di stordita sofferenza  perché in questo mondo non mi sono mai sentita me stessa; ho sempre stentato a riconoscere la mia identità, come se quello che sono qua non fosse veramente la mia identità. Non riconoscevo il mio corpo come mio, né il mio nome, persino il fatto di essere stata  catapultata in questo inferno in terra, perché ora qui c'è realmente l'inferno in terra". " Ho sempre capito questo tuo disagio, per questo ti sei sempre tenuta al di fuori della vita sociale, non ti sei mai immersa nel suo cuore pulsante ". "Si, mi è sempre parso di guardare un film, o leggere un libro e non di vivere pienamente la mia vita,  ma ora ho capito           che in fondo è stata una mia inconsapevole decisione di cui adesso non mi pento". Il buio stava calando sopra il giardino e la penombra sbiadiva gli spazi punteggiati dai colori accesi dei suoi fiori. Una tavolozza di colori mischiati  a formare un quadro vivace e colorato come piaceva a lei. Il freddo ora era più intenso, l'aria frizzante della montagna la rinvigoriva nel corpo e nell'anima. La sua gattina randagia si strusciava sulle sue gambe miagolando debolmente come un gattino di pochi mesi, non aveva ancora imparato a miagolare come un vero gatto, come il suo Orazio, molto probabilmente aveva fame. Si stupì di quella sua calma insolita che l'aveva tenuta seduta a dialogare quasi con serenità, lei sempre con l'anima in tumulto.
Rientrò dentro c'era la solita cena da  preparare e poi la lavastoviglie da fare.
La sua mente mai smetteva d'interrogarsi, i suoi pensieri erano un vortice in continuo movimento che non le dava tregua. Il momento del sonno era sempre problematico per lei e lo rimandava continuamente, cosicché era solita coricarsi sempre tardi. Era come se non riuscisse mai a staccarsi dai propri pensieri, da quella sua brama di conoscere, capire e carpire più segreti possibili al mondo prima della sua dipartita. Il tempo correva sempre più veloce e lei era  anziana, già anziana, quella parola le risuonava così strana, si sentiva  così giovane dentro, come non lo  era mai stata  da giovane. Si era appena svegliata dal torpore ed ora era troppo tardi. "Lo sai che leggo i tuoi pensieri e credo che non sia troppo tardi, non è mai troppo tardi, il tempo è un'illusione di questo mondo" "Credo tu abbia ragione, ma spesso mi chiedo cosa avrei potuto essere o fare in questo mondo  se mi fossi svegliata prima". "Non so, forse era un percorso che dovevi compiere per arrivarci." "Ho sempre avuto una consapevolezza latente, come di chi avesse vissuto, senza ricordare chiaramente scenari diversi, in posti diversi e questo ambito fosse inconciliabile e assurdo con quella rimembranza". " Non sei sicura di questo, però hai sempre percepito qualcosa di strano in te che ha chiuso le porte all"integrazione in questo mondo." " Già, il dolore e la colpa di non sentirmi come quelli integrati in questa dimensione hanno bloccato il mio risveglio precoce". " Difficile capire il costrutto di questa matrice così  subdolamente articolata e capillare, l'inganno è grandioso, non fartene una colpa." "La colpa è la cosa più  difficile da lasciar andare, per ora sto lasciando andare i rancori, le invidie, e le competizioni, sui rimpianti e i sensi di colpa  ci sto lavorando, ma non è affatto facile." "Credi quindi anche tu ci sia una matrice,  un reticolato malevolo dentro cui le nostre anime sono state imprigionate probabilmente da essere malvagi, forse non umani,   in questa atmosfera densa, nella materia di questo pianeta?" "Il mistero sulla nostra esistenza è un silenzio assordante,  troppo taciuto per essere sostenibile. I misteri nascondono sempre menzogne e verità da svelare, inoltre la nostra vita su questo pianeta è troppo insensata, troppo isolata per essere così come ce la raccontano. La scienza e la scuola non ci aiutano  anzi sono fatte in modo da generare ancora più smarrimento e confusione per l'essere umano, per non dire deviazioni e depistaggi che ci allontanano dalla nostra natura". Il sonno cominciava ad illanguidire le sue membra e ad offuscare i suoi pensieri, ma la solita pigrizia la faceva rimanere lì  seduta sul divano con la testa penzoloni, ancora impreparata per affrontarlo., a lasciarsi andare tra le sue braccia. Poi una volta a letto il sonno arrivava  brusco e perentorio ad interrompere tutti quei pensieri.
Il risveglio era sempre sconvolgente per lei,  la luce accecante, il caldo estivo destabilizzavano il suo umore, la sua vitalità. Il caffè era il suo primo pensiero, un rituale che sperava sempre corroborasse il suo corpo e la sua mente. "Vorrei ricordare i miei sogni, ma non ci riesco mai, quelle poche volte che accade ricordo sempre frammenti sfuggenti e sfocati, stranamente rammento solo   quasi dettagliatamente i luoghi dove avvengono " Non so quale funzione abbiano i sogni nella mente umana,so solo che sono importanti, a volte sciolgono nodi mentali e inconscie paure. Arricchiscono una vita ripetitiva di fantasia e desideri che a volte si realizzano, nei sogni, ovviamente." "Ricordo sogni assurdi , ansie pratiche riguardanti la vita quotidiana, ma non faccio mai i sogni che vorrei, che mi elevino in altri luoghi più alti, forse dimensioni." Probabilmente sei troppo legata alle ansie che ti procura la vita in questo mondo, cioè la paura di non saper affrontare i problemi quotidiani."" In  realtà vorrei incontrare tutti i miei gatti in un sogno; ad occhi aperti li vedo che mi corrono incontro da un eventuale paradiso dei gatti."  Intanto la sua gattina randagia si strofinava contro il suo viso come faceva lui, e sembrava facesse anche le fusa ma contrariamente a lui erano sussurrate e appena udibili.
  

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